Giungla
Roberto Anglisani e Maria Maglietta
Teatro d'attore
Scuola media
60'
E’ una sera d’autunno, piove, la stazione centrale di Milano è piena di pendolari che tornano a casa dal lavoro. In mezzo alla folla, come se fossero
invisibili, si muovono otto... forse dieci ragazzini stranieri di diverse età. Sono guidati da un uomo con un lungo cappotto in finta pelliccia tigrata, è Sherekhan, il trafficante di bambini. Mentre il gruppo si dirige verso l’uscita uno dei ragazzi scappa e si dirige nei sotterranei della stazione.
Si chiama Muli e non vuole più essere costretto, sotto la minaccia di botte, a rubare e a mendicare per Sherekhan.
L’ispirazione è quella de Il Libro della Giungla di Kipling, ma la giungla questa volta è la grande stazione centrale, con i suoi anfratti, i sottopassaggi bui e umidi, dentro cui si muove un’umanità ridotta in condizioni di vita bestiali, dove valgono regole di convivenza diverse, dove i valori vengono formulati in base al proprio tornaconto, dove la legge del più forte è un principio assoluto. Ma in questo contesto selvaggio, Muli troverà amici veri che lo aiuteranno a compiere la sua missione: distruggere Sherekhan e cercare di aiutare i suoi amici.
Alcuni personaggi del racconto ricordano proprio i personaggi de Il Libro della Giungla: c’è Baloo, un barbone che vive nei sottopassaggi, Bagheera la pantera e Sherekhan la tigre…
In scena Roberto Anglisani che ancora una volta, dopo Enidutilus, come per una prodigiosa magia, sa far vedere con la sola parola ed il corpo ogni cosa, e coinvolge gli spettatori in un racconto dove le azioni prendono corpo nell’immaginazione, con il colore, l’impatto e la forza delle immagini di un film.